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Quello di mangiare sostenibile, di cui si sente tanto parlare oggi, è molto di più che un monito: si tratta, piuttosto, di uno stile di vita che tutti dovremmo adottare.

Tutti noi siamo chiamati oggi a riporre particolare attenzione alla scelta di cosa mangiamo, di come il cibo viene prodotto, trasformato e venduto, il che si traduce in una rinnovata attenzione verso la qualità, la quantità e anche la tipologia dei prodotti che portiamo ogni giorno in tavola.

Dietro il consumo di cibo si cela un sistema dinamico e particolarmente complesso che dovrebbe vedere la stretta collaborazione di agricoltori e rivenditori e, non certo da ultimi, dei consumatori stessi.

 

Opinione pubblica e consumatori: l’unione fa la forza

Anche le ONG – organizzazioni non governative – le banche alimentari ed i politici svolgono un ruolo particolarmente importante nell’incoraggiare la buona abitudine del mangiare sostenibile.

La collaborazione in questo senso di agricoltori e rivenditori si rende in alcuni casi di fatto difficile per via delle condizioni climatiche avverse e mutevoli che, specie negli ultimi anni, devastano intere coltivazioni. È per questo che mangiare sostenibile presuppone la collaborazione specialmente di noi tutti consumatori.

Tutti noi dovremmo avere contezza del fabbisogno calorico giornaliero, della corretta lettura e della giusta interpretazione delle scadenze e delle etichette alimentari, tutti dovremmo evitare gli sprechi alimentari. In ambito scientifico-tecnologico sono stati stanziati, a livello Europeo, diversi milioni di euro per sostenere diversi filoni di ricerca mirati ad incoraggiare lo studio di coltivazioni praticabili in aree aride e non accessibili alle colture tradizionali.

Determinante è stata senza dubbio la scelta dei governi di molti paesi maggiormente industrializzati di promuovere molteplici iniziative di sensibilizzazione della popolazione, indirizzate, in particolare, ma non solo naturalmente, alle nuove generazioni affinché apprendano l’abitudine ad orientarsi verso un’alimentazione ragionevole ed equilibrata, ma anche mirata a ridurre il più possibile gli sprechi, qual è appunto quella mediterranea.

 

Mangiare sostenibile: come fare per dare il nostro contributo

Sembra che tutto sommato le cose vadano progressivamente migliorando, considerato che, a fronte di questa rinnovata attenzione verso la necessità di mangiare sostenibile, negli ultimi anni più della metà dei nostri connazionali abbia ridotto in maniera significativa gli sprechi e si sia orientata verso la buona abitudine di mangiare sostenibile dando preferenza ai prodotti locali e di stagione, diminuendo il consumo di carne, privilegiando i prodotti biologici ed evitando di acquistare prodotti con troppi imballaggi così da ridurre i rifiuti.

Anche la scelta di evitare i cibi eccessivamente elaborati – la cui lavorazione ha impatti molto elevati sull’ambiente per via del plus di energia necessaria nelle fasi di produzione e conservazione – è sinonimo di mangiare sostenibile e rappresenta senz’altro, in questo senso, un grande contributo che noi tutti possiamo dare, senza tanti sacrifici.

Come si vede, qualcosa fortunatamente sta cambiando e si assiste intorno alla questione un’accesa sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Ma è ancora possibile ottimizzare ancor più gli sforzi e ciò può aver luogo soprattutto collaborando con tutti quelli che rappresentano i principali responsabili del fenomeno, ossia i protagonisti della catena alimentare, oltre al nostro prezioso individuale aiuto, che è sempre e comunque prezioso ed irrinunciabile.