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Ambiente, economia, salute ed etica: sono questi i settori che lo spreco alimentare va ad interessare. Molto di più, dunque, che una questione economica, che coinvolge oggi grosso modo tutti i paesi più progrediti ed economicamente più solidi dell’intero pianeta.

Solo nell’UE si sprecano ogni anno mediamente oltre 88 milioni di tonnellate di cibo, che equivalgono a circa 180 kg di rifiuti alimentari per ogni persona.

 

Da dove derivano i maggiori sprechi alimentari?

Secondo le più recenti stime a livello europeo oltre il 70% dello spreco alimentare deriva proprio dal settore domestico, dai servizi di ristorazione, mentre il restante proviene dal settore di produzione e di trasformazione.

In Italia si calcola che oltre 35 kg di cibo pro capite finisca nella pattumiera senza passare per niente dalla tavola. A famiglia, la media è di circa 90 kg di cibo, una quantità costituita soprattutto da verdura fresca e frutta, pane, latticini.

Lo spreco alimentare rappresenta sicuramente un problema economico: solo in Italia, infatti, raggiunge un costo complessivo di circa 9 miliardi di euro, pari allo 0,60% del pil.

Tutto ciò è triste ma soprattutto inaccettabile.

 

Sprechi alimentari: barlumi di speranza verso la risoluzione del problema

Ma è soprattutto sotto l’aspetto etico che il problema dello spreco alimentare assume una connotazione di particolare gravità, dal momento che nel mondo oltre un miliardo di persone non ha cibo a sufficienza per sostenere un’alimentazione corretta e bilanciata.

Non è certo cosa nuova che in alcune aree del pianeta, quali Africa subsahariana e sud-est asiatico, la stragrande maggioranza della popolazione viva in una situazione di irrisolta precarietà, causata dalla mancanza di risorse alimentari e di acqua.

Un paradosso davvero inaccettabile, specie in un’epoca, qual è la nostra, di forte sviluppo economico e di radicale innovazione dei mezzi di comunicazione e di trasporto.

 

Come i consumatori possono contribuire a risolvere il problema?

La collaborazione da parte dei consumatori rappresenta dunque la via più diretta e concreta per arginare il fenomeno dello spreco alimentare.

Ecco cosa tutti noi in qualità di destinatari di prodotti/servizi siamo chiamati a fare:

Fare acquisti intelligenti: per prima cosa dovremmo tutti acquistare meno cibo per non ritrovarci con prodotti, soprattutto frutta e verdura, facilmente deperibili che poi vanno buttati.

Certo, questo può significare dover andare più spesso al supermercato, ma è sicuramente un contributo fondamentale per consentire di risolvere il problema;

Conservare gli alimenti in maniera corretta: sono sufficienti pochi accorgimenti per prendersi cura degli alimenti per ridurre gli sprechi. È fondamentale, ad esempio, tenere il frigorifero in ordine ed alla giusta temperatura.

Servire porzioni ragionevoli: le porzioni sovrabbondanti non aiutano nessuno. Se si ha ancora fame si può sempre aggiungere altro cibo, quindi meglio non eccedere. In tal modo si vanno a ridurre gli avanzi che spesso non vengono poi riutilizzati e quand’anche questi ci fossero, siamo tutti chiamati ad acquisire una buona abitudine, un tempo imperativa: quella di riciclare.

Donare alimenti alle banche del cibo: a dispetto di tanta prosperità nei nostri frigoriferi, c’è tanta gente che soffre la fame. Ecco, tutti possiamo donare cibo a chi non ha la possibilità economica per acquistarne a sufficienza, invece di lasciarli in fondo alla dispensa.

La lotta agli sprechi alimentari dovrebbe rappresentare una priorità assoluta che si traduce in misure ambiziose ma anche piccoli accorgimenti nella nostra vita quotidiana.

La chiave sta nell’educare a scelte alimentari consapevoli.